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lunedì 13 luglio 2009

Sinistra, giustizia, informazione. È ora di uscire dal recinto


Di Nicola Tanno.

Qualche giorno fa ero all’Alpheus, a Roma, in occasione della Notte Bianca contro la Legge-Bavaglio (quella che impedisce di fatto le intercettazioni nonché di pubblicarle) e del lancio di un nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano. Nonostante i ripetuti tentativi nessuna delle persone che mi sono più vicine mi ha voluto accompagnare, adducendo –a parte qualche eccezione- motivazioni prettamente politiche. Seppur in varie forme, questi compagni ritengono che dietro questo tipo di iniziative che mettono al centro temi legati alla giustizia e alla libera informazione vi sono posizioni e argomenti che hanno poco a che fare con la sinistra. Essi sono in buona compagnia: da anni, dinanzi a movimenti spontanei che sono nati in reazione al vuoto etico formatosi nel campo istituzionale e che hanno visto in Berlusconi il simbolo di una privatizzazione della politica a fini personali, le sinistre hanno reagito nel modo più ostracizzante: ieri i Girotondi, in seguito il popolo dei V-Day e oggi coloro che vorrebbero una sinistra più attenta alla difesa dell’indipendenza della magistratura e della libera informazione vengono imputati di populismo, di avere una vera ossessione nei confronti di Berlusconi, di avere occhi e orecchie solo per un certo genere di temi. Che fosse un D’Alema (“con l’antiberlusconismo non si vince”) o un Bertinotti (“quando penso a Travaglio mi viene l’orticaria”) cambia poco, l’accusa principale è di essere un movimento geneticamente di destra. Per questo popolo sono stati inventati termini nuovi come “antipolitica” e “giustizialismo”, quella che in ogni Paese viene chiamata “opposizione” si è trasformata in “antiberlusconismo” (avete mai sentito parlare dell’ “antisarkosismo” o dell’antimerkelismo”?) e sono stati addirittura scomodati i giacobini, che pensavamo facessero parte di una epoca storica conclusa da qualche secolo. Movimento qualunquista e forcaiolo, geneticamente di destra, il “giustizialismo” sarebbe, dunque, un male pericoloso, allontanerebbe gli elettori moderati ed è destinato ad essere perdente.

Nel coma in cui la sinistra italiana è sprofondata sarebbe necessaria un po’ più di umiltà e di autocritica rispetto al modo in cui viene trattata una fetta importante di società civile. Nel 2002 furono proprio i Girotondi a risollevare gli animi di un popolo frastornato dalla dura sconfitta e da un Ulivo che aveva deluso tante aspettative di cambiamento; il milione in Piazza San Giovanni che si ritrovarono per dire No alle Leggi-Vergogna era un patrimonio politico enorme che è stato umiliato dalla partitocrazia che tra il 2004 e il 2005 tornò a farla da padrone. Il rifiuto di cancellare le Leggi Cirami, Cirielli etc., l’ennesima occasione mancata per votare una legge sul conflitto di interessi, un indulto compiuto al soldo di un accordo con Previti e Forza Italia sono stati gli schiaffi violenti dati a cittadini i cui voti si ritenevano assicurati qualunque cosa avesse fatto il Governo Prodi. L’ennesima lezione berlusconiana-leghista (soddisfa la pancia del tuo elettorato) è una delle poche che i nostri dirigenti non hanno imparato. Si è preferito cercare un voto moderato che non è mai arrivato e intanto si sono persi consensi tra i “forcaioli”. Nasce il “grillismo”.
Se la sinistra cominciasse a pensare per quale motivo un comico ha riempito per due volte le piazze di tutta Italia nel mezzo di una campagna diffamatoria e di sciacallaggio che non ha precedenti in tutta la storia repubblicana, forse comincerebbe a capire qualcosa –e Grillo non parlava solo di giustizia, ma anche di Vicenza, di ambiente, di precarietà-. Ma questo ragionamento i ceti politici, chi fa politica per professione non lo vuol fare e non lo capisce. Non a caso i personaggi che animano i movimenti per la legalità sono grandi trombati della politica e del giornalismo, assolute mosche bianche in un panorama globale la cui regola è che si può stare anche a sinistra ma l’importante è avere un posto di riguardo nel salotto buono. Furio Colombo, Oliviero Beha, Nando Dalla Chiesa, Pancho Pardi si ostinano a dire che una libera informazione è sinistra, che giustizia uguale per tutti è sinistra, che difesa dell’autonomia della magistratura non è solo sinistra ma di certo è democrazia, è difesa della Costituzione. Cosa c’è di forcaiolo, di antipolitico, di destra? Mi si dice che è più importante parlare di lavoro e di precarietà, ma io mi domando perché mai non sia possibile un opposizione che sia sociale nonché civile.
Ma la sinistra ha costruito un suo recinto di cui fanno parte coloro che fanno della politica il loro pane quotidiano: basta leggere L’Altro di Sansonetti per capirlo.
I girotondi, il “grillismo” sono stati movimenti che sono nati davvero dal basso, composti da persone che non svolgono politica attiva a livelli dirigenziali, che non conoscono il linguaggio e la retorica di chi fa politica ogni giorno, che non godono di relazioni qualificate con nessun politico di peso. Si tratta di persone poco appassionate alla storia dei partiti, alle trame, nonché a secco di ideologia. Essi osservano il disfacimento etico della nostra Repubblica e il restringimento degli spazi di dibattito, sono cittadini che fanno del web il proprio canale informativo e che da esso traggono le informazioni: aprono blog, sono gli animatori delle campagne contro le leggi anti-web, riempiono You Tube di propri contenuti di denuncia e di controinformazione. Sono cittadini dinamici e sensibili, prevalentemente giovani, ragazzi e ragazze pronti anche a impegnarsi attivamente. Perché continuare ad ignorarli o a disprezzarli?

L’autoreferenzialità della politica sta anche qui, nella chiusura a riccio di fronte agli “intrusi”, regalando così a Di Pietro migliaia di menti e di cuori che egli di certo non è in grado di sfruttare al meglio. Io credo, invece, che c’è un pezzo di Italia che andrebbe ascoltata un po’ di più. Ignorare ancora una volta questo patrimonio sarà l’ennesima vittoria del berlusconismo, il quale ha dimostrato di saper vincere soprattutto in casa degli altri.

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