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mercoledì 28 ottobre 2009

I veleni di Stefania


E così non è la Cunsky. Il relitto che giace davanti a Cetraro è di un’altra nave. E tanto basta al Ministro Prestigiacomo per salutare con entusiasmo la notizia e bacchettare quanti avrebbero seminato «paura e allarme sociale, senza avere riscontri attendibili ». Sono stati necessari ben 45 giorni perché i potenti mezzi del ministero dell’Ambiente, anzi, di una società privata noleggiata in corsa (si fa per dire…), ci dicessero che il nome non era quello indicato dal pentito. E finalmente si è fatta sentire la voce del Ministro, che di 45 giorni non ne ha trovato uno libero per affacciarsi in una Regione dove si sta consumando uno dei più grossi scandali ambientali del nostro Paese, squarciando faticosamente veli di silenzi e di omertà.

La Calabria è in ginocchio, caro Ministro, e non per colpa di allarmi immotivati, ma a causa dei veleni veri ritrovati fin nei capelli dei bambini di Crotone, per colpa delle troppe morti documentate dall’Arpacal nell’area della collina di Ajello, per l’alto tasso di radioattività dichiarata dal Suo Ministero, per gli inquinanti trovati sulla costa che hanno convinto la Capitaneria ad emanare un’ordinanza per vietare la pesca in un ampio tratto di costa tirrenica. L’Arpa, il Ministero, la Capitaneria, ecco chi ha lanciato l’allarme. E poi le Procure, a partire da quella di Reggio Calabria, che da tempo indica nell’area dell’Aspromonte i luoghi d’interramento di rifiuti e che da anni cerca di venire a capo del mistero della Rigel, la nave che non si è mai voluta cercare. E la Procura di Paola, la cui tenacia ha consentito di trovare i rifiuti tossici nel torrente Olivo e la cava radioattiva. E poi quella di Lagonegro, che chiede di approfondire le indagini sul relitto individuato di fronte a Maratea. Che ci siano tante navi affondate con rifiuti tossici e radioattivi è una verità.

Che altrettanti rifiuti siano stati interrati dalla ‘ndrangheta sulla terraferma, purtroppo, è un’altra drammatica verità. E se il relitto davanti a Cetraro non è quello della Cunsky, invece che tranquillizzare, a noi procura ancora più ansia, perché allunga i tempi della verità. Bisogna tirare fuori i rifiuti interrati sotto il torrente Olivo, bonificare ampie aree della città di Crotone, indagare le cavità dell’Aspromonte e i segreti cunicoli della diga sul Metramo, bisogna cercare la Rigel, la Yvonne A, la Michigan… e bisogna che il Governo, non solo il Ministero dell’Ambiente, prenda atto che questa vicenda è più grande, molto più grande della nave che giace di fronte a Cetraro. Allora, e solo allora smetteremo di tirare il segnale d’allarme.


di Sebastiano Venneri,da Terranews

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