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sabato 23 gennaio 2010

Per il Governo la Calabria è solo un fastidio


La replica del Governo al Question time di mercoledi scorso (nel corso del quale ho chiesto al ministro Sacconi più controlli, più sicurezza e maggiore lotta al lavoro sommerso e illegale, al fine di evitare lo scoppiare di altre Rosarno), conferma ancora di più che il Governo considera la Calabria come una Regione sulla quale si debba passare oltre. Un fastidio, una seccatura piuttosto che l’area dove si concentrano i maggiori problemi nazionali.

Della ‘ndrangheta che soffoca le libertà individuali e imprenditoriali dei calabresi e che assorbe i pochi guadagni che le attività economiche riescono a racimolare, il Governo si ricorda solo in occasione di stragi (Duisburg,), bombe (Reggio Calabria) o rivolte (Rosarno), annunciando con la solita pompa magna interventi risolutori e definitivi quali l’incremento degli organici dei tribunali e l’aumento delle forze di polizia.

Manca però un intervento risolutore teso ad intervenire efficacemente sulle cosche, sulla loro capacità di introdursi sempre più spesso nelle istituzioni e nelle altre aree del Paese.

La mafia calabrese è considerata la più forte e ricca associazione criminale d'Italia e d'Europa. Questo Governo invece di contrastarne la forza, ha introdotto lo Scudo Fiscale, che ha permesso il rientro di 95 miliardi di euro, la cui provenienza non potrà essere accertata e che si presume avere, in buona parte, natura illecita e criminale.

La Calabria è la regione d’Italia con il maggiore tasso di disoccupazione giovanile e femminile, che è la causa principale del drammatico fenomeno della fuga in massa di diplomati e laureati. Un’emigrazione di cervelli che indebolisce sempre più la regione e la priva delle risorse più vitali e capaci. In sostanza, le toglie il futuro!

Abbiamo chiesto al Governo un intervento deciso a favore dei giovani, affinchè potessero evitare i viaggi della speranza verso il Centro ed il Nord. Abbiamo invece visto il Governo dirottare senza vergogna miliardi di euro di Fondi Fas, destinati allo sviluppo del Mezzogiorno, verso le aree del Nord e per sanare i debiti dei comuni amici (Catania, Roma, Palermo e le multe per gli allevatori leghisti del nord!).

Ci prepariamo ad una crescita senza occupazione ed il Governo indebolisce le Zone Franche Urbane, fino a renderle pressoché inutili. Nonostante gli annunci in diretta tv e la firma del protocollo dei sindaci interessati davanti al Ministro competente. Una farsa!

Cosa rimane dell’elenco fatto dal Governo a favore della Calabria? Un elenco, una lista della spesa che hanno il pregio dell’illusorietà come il Ponte di Messina e la Salerno-Reggio Calabria, opera in perenne fase di completamento. Per non parlare dell'annosa questione legata alla ss.106, alle Ferrovie joniche da terzo mondo, alla questione più complessiva delle infrastrutture del sud che sono ferme ormai agli anni '60 e '70.

Manca, in sostanza, un’idea di sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno sistematica e duratura, tesa a ridurre realmente i divari di sviluppo sempre più crescenti rispetto al Centro Nord.

Il Governo si allarma, in ritardo e solo per farne l'ennesima parata, quando scoppiano le bombe o insorgono gli sfruttati di Rosarno. Ma il governo non capisce che di Rosarno, in Calabria e nel sud, potrebbero esploderne a decine. Lo sfruttamento indecente e vergognoso degli immigrati nel comparto agricolo meridionale è gravissima. Con la mafia che ne cura direttamente la regia, nell'indifferenza degli organi e degli uffici dello Stato preposti a controlli e verifiche.

Al mio Question time di mercolediscorso, uno spazientito ministro Sacconi, ha cosi risposto in merito al lavoro dei giovani di Calabria: "Meglio lavorare che non lavorare.

Anche in agricoltura"!. Tradotto: ragazzi calabresi, magari ldiplomati e laureati con 110, andate a sostituire i braccianti agricoli deportati da Rosarno. Andate a lavorare nei campi di Crotone, Isola, Rossano, Corigliano. Sù, andate, perchè 'meglio lavorare che non lavorare", come dice il sig, Ministro al Lavoro. Viva la Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Franco Laratta,deputato e giornalista.

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