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martedì 20 aprile 2010

Il "porto". Un'occasione da non perdere.


E' la tematica che più ci ha unito e diviso negli ultimi trent'anni. La spinosa questione del Porto. In questi ultimi giorni ne vediamo la luce, oltre il tunnel della burocrezia e dei ricorsi, attraverso le prime opere di cantierizzazione del sito. Era ora.
Nel contempo non si sono mai spente le discussioni tra fans ed oppositori. Una dialettica sana non fa che migliorare il livello di conoscenza e qualità della cosa pubblica. Di per se, sono fortemente a favore di tutta quella progettualità che dia progresso alla nostra cittadinanza, per una semplice questione di appartenenza, ma allo stesso modo non sono schierato nè con il fronte del si, ne tanto meno con il versante opposto. Attendo delle risposte. Ma andiamo per gradi.
E' banale riferirmi alla necessità di un porto, per una cittadina a forte vocazione turistica come Diamante, per generare ulteriore indotto ed una spinta propulsiva di sviluppo, ma lo faccio per completezza di ragionamento.
Questo serve a centrare il problema alla radice senza troppi giri di parole.

La questione vera, oramai sta nel dopo.
Avendo accettato quel tipo di progettazione (l'opera fisica da realizzare, intendo), anche attraverso la stipula di una convenzione tra comune ed imprenditore, è oramai inutile dibattere sulla grandezza, posti barca, posidonia, connivenze ed interessi politici ed imprenditoriali, impatti e quant'altro.
E' ovvio che in una qualsiasi opera di realizzazione portuale, c'è qualcosa dell'ambiente marino che ne risente, sia per una piccola che per una grande costruzione. La stima e valutazione dell'impatto ambientale serve a decidere la
strada meno invasiva per l'ambiente naturale, anche se invasiva lo è sempre.
A tempo debito avremmo potuto confrontarci su questo, con studi di settore realizzati da altri professionisti e geologi e sovrapporre le analisi nel merito della questione. E diamo per buono che questo sia accaduto.

Come pare ovvio che se non ci fossero dei forti interessi economici, nessun imprenditore farebbe niente per niente. E non dobbiamo scandalizzarci per questo. E' la normalità delle cose. Altrettanto palese, ora, mi pare la spinta e la volontà da parte della classe politica, della dotazione di un porto per Diamante.
Ora, il problema vero, secondo me, non è tanto la realizzazione e forse anche la gestione dell'opera, ma la capacità di creare indotto, impresa, un nuovo modo di ragionare generando sinergia e rete.
Affinchè l'organismo porto non si chiuda in se stesso risultando fine a se stesso.
Magari dovremmo aprire un dibattito su tutte quelle attività collaterali, affini o meno, che dal porto possano trarre linfa, e viceversa. Discutere di servizi, di qualità e formazione. Ente gestore porto, imprenditori locali, la classe dei commercianti od anche semplici cittadini. Seduti attorno ad un tavolo per discutere su come migliorare ognuno nel proprio campo, od inventando nuovi business, l'offerta dei servizi. Una regia comune.
Dobbiamo capire che SIAMO AD UN PUNTO DI PARTENZA, NON DI ARRIVO. Non dobbiamo ammorbidirci del fatto che ora Diamante avrà un nuovo porto e di conseguenza le cose andranno meglio, certo, può accadere. Ma perchè lasciare la programmazione del nostro sviluppo alla stagionalità, alle mode del momento. Possiamo fare molto meglio e tanto di più.
Lo so che ci vuole molto impegno, ma Diamante ha tante buone teste e tante potenzialità non ancora sviluppate.
Spesso ci siamo trovati a discutere tra amici sui percorsi alternativi, a volte innovativi per la nostra regione, della gestione e sviluppo di quanto di buono può il sistema porto riversare sulla collettività.

Io credo, io spero, che tutti noi saremo in grado di cogliere questa grande opportunità, ragionando in maniera costruttiva, mettendo da parte velleità, qualunquismo, personalismi in virtù di un bene comune.

Di Francesco Milano, architetto. In alto, una delle sue "prove di porto".

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