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giovedì 8 aprile 2010

La settimana santa dell'amministrazione comunale: poca passione e tanta improvvisazione




Tornando a Diamante Mercoledì scorso mi sono imbattuto in qualcosa che mai avrei voluto vedere e che sicuramente mai avrei pensato di dover subire, da cittadino e da elettore, quando ho partecipato(ahimè piuttosto attivamente ) alla campagna elettorale della lista “Il Sole” alle amministrative del 2007. Ho visto la maggioranza consiliare disertare, con la sola e meritoria eccezione del Vicesindaco Sollazzo, il Consiglio Comunale probabilmente più importante dell’anno. Ho visto l’amministrazione comunale che nel 2007 aveva fatto della rinuncia all’indennità uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale balbettare su tale questione. Ho saputo che il fondo costituito con le indennità a cui finora gli amministratori hanno rinunciato e che doveva servire per la realizzazione della Casa delle Culture(su proposta della Sinistra Giovanile) è stato utilizzato in pratica come un bancomat per colmare altre falle e finanziare altre iniziative. Nulla da eccepire, conosco le difficoltà economiche che vivono i piccoli comuni oggi in Italia ma avrei voluto saperlo e soprattutto, avendo fatto parte della Sinistra Giovanile che fece la proposta, avrei dovuto saperlo. E ora? La Casa delle Culture? Ai ragazzi di Diamante non ci pensa nessuno? Ho saputo che lo staff del Sindaco ci costa annualmente più di 60.000 Euro e da cittadino, senza sconfinare in nessun personalismo e rispettando il lavoro di tutti, vorrei tanto sapere a chi servono e cosa producono per la collettività le specifiche figure professionali che compongono lo staff stesso. Ho visto nella notte tra Giovedì e Venerdì gli operai affannarsi per concludere i lavori di Corso Garibaldi e permettere, l’indomani, il passaggio della cordata e mi sono chiesto se uno dei centri storici più belli di tutto il meridione meriti questi ritardi e questi affanni che ne vanno a minare la bellezza e ne sminuiscono la vivacità e le attrattive. Ho letto infine stamattina un comunicato stampa dell’Assessore al Turismo con cui ci si fregiava della presenza di un buon numero di “villeggianti”(il turismo è un’altra cosa ) a Diamante nel week end pasquale ed ho deciso di scrivere questa nota perché mi è sembrato doveroso garantire un contraddittorio a certe affermazioni. Ho scritto questa nota perché le cose che ho visto e sentito a Diamante in questa strana settimana mi hanno fatto giungere alla conclusione che a Diamante più che amministrare spesso si improvvisa o si cerca più che altro di tamponare ma mai si “risolve” o si programma. Mi è sembrata infatti un’improvvisazione legata al particolare momento amministrativo ed alle assolutamente legittime "crepe" che si stavano aprendo in maggioranza sulla questione la decisione di destinare i soldi delle indennità ad un’improbabile e sicuramente insufficiente intervento-tampone sul lungomare di Viale Glauco. Devo dare a Cesare quel che è di Cesare e dunque riconoscere il ruolo di “argine” politico che l’Assessore al Bilancio Trifilio con la sua determinazione, dimostrata peraltro in Consiglio Comunale, ha avuto nell’imporre alla maggioranza il rispetto del patto elettorale stipulato con i cittadini-elettori. Perché invece non si è deciso di spostare su Viale Glauco i 900.000 Euro del finanziamento destinato alla, sicuramente poco prioritaria, opera di arredo urbano presentato poi in Consiglio Comunale il Venerdì Santo? C’erano i tempi, c’erano le norme a consentirlo e a quanto pare c’era pure il progetto. Perché si è atteso tanto? Mi è sembrata una banale improvvisazione la decisione di affiggere dei cartelli sul lungomare di Viale Glauco per rassicurare residenti e villeggianti sul ripristino della passeggiata. Tutti i villeggianti ed i residenti con cui ho parlato, leggendolo, si sono semplicemente chiesti se non fosse una trovata elettorale visto che i cartelli sono comparsi poche ore prima delle elezioni e si sono chiesti perché invece nessuno avesse ancora provveduto ad iniziare concretamente i lavori di ripristino e messa in sicurezza. Abbiamo perso un'occasione in pratica. Mi è sembrato e mi sembra improprio il tentativo di ascrivere a merito dell’amministrazione le presenze turistiche del week end pasquale. In primo luogo perché tutti sappiamo di dover ringraziare soltanto il buon Dio e madre natura per il clima e per il paesaggio che ci hanno donato. In secondo luogo perché tutti sappiamo che il “turismo delle seconde case” e degli emigranti di ritorno dà il meglio di sé in festività come quelle pasquali in cui gli affetti si intrecciano con la voglia di godere del primo vero sole di primavera da parte di chi non deve spendere nulla per il soggiorno possedendo già un appartamento in loco. In terzo luogo tutti sappiamo che questa amministrazione ha dimostrato di non avere alcuna strategia promozionale che non sia l’'isolata e ormai scontata e peraltro inutile partecipazione alla BIT di Milano o qualche poco proficua ed improbabile intervista in televisione. La mia non è una semplice critica all’operato dell’Assessore al turismo ma è una decisa critica al contesto politico-amministrativo in cui l’Assessore al turismo si trova a dover operare. Potrebbe in questo contesto per esempio l’Assessore al turismo chiedere che gli stessi soldi che si spendono per lo staff del Sindaco o per il misterioso Ufficio Turistico vengano utilizzati per retribuire dei professionisti del settore in grado di organizzare il nostro turismo e di gestirlo finalmente attraverso delle logiche aziendali e di sistema con cui dare delle risposte concrete ai tanti operatori turistici e commerciali che da troppo tempo attendono segnali di questo tipo e che con il porto in arrivo non possono più aspettare? Se lo può fare che lo faccia. Se non lo può fare che lo dica. Il porto sta per arrivare e se ancora non lo si fosse capito non è soltanto una conquista ma è anche e soprattutto la sfida politica dei prossimi anni. Come ho già detto e scritto, il porto siamo noi e non possiamo più aspettare se vogliamo davvero competere con mete come il Salento, la Grecia o le Baleari...ma abbiamo bisogno di più passione e di meno improvvisazione.

Di Antonio Cauteruccio

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