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mercoledì 19 maggio 2010

Cronaca di un reato annunciato


Da come si è capito, noi siamo a favore del porto, purchè pensato per non far male. Per non distruggere. Per sviluppare un turismo con la T maiuscola a Diamante. Noi siamo a favore della programmazione. Siamo contro la superficialità e l'approssimazione. E ci piace anche dare voce a chi la pensa diversamente. Per questo ospitiamo sul forum il comunicato stampa del forum ambientalista. Perchè dal confronto, possa nascere una discussione costruttiva. Quello che segue è il testo ricevuto (e la foto l'ho presa da Gianfranco, grazie).
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Quanto da noi previsto si è alla fine avverato. Dopo secoli in cui il mare aveva accarezzato e a volte flagellato la costa ma, nonostante ciò, aveva preservato i reperti sui fondali, l'uomo, nella fattispecie rappresentato da predatori di territorio e da numerosi complici, ha fornito alla natura armi di distruzione per compiere un reato, la probabile distruzione di quei reperti.

LA CRONACA

Il reato
La mareggiata di questi giorni ha ricoperto di sedimenti parte del sito archeologico presente nell'area del costruendo porto di Diamante come mai aveva fatto per secoli.

Il killer. Le armi.
Killer è il mare, l'innocente mare. Le armi le ha fornite la Ditta che ha iniziato, a ritmi accelerati per prevenire il blocco dei lavori, a riversare nei fondali materiale di cava come base dei moli di riva e di sopraflutto. Lo ha fatto prelevando prima, in parte, i massi che costituivano il vecchio molo, sguarnendo così sostanzialmente la protezione della riva dalle mareggiate. Lo ha fatto riportando centinaia e centinaia di metri cubi di materiale di piccolo calibro (già, come le pallottole), e proteggendolo poco dal moto ondoso. Lo ha fatto non tenendo conto degli avvisi ricevuti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici che intimava, in attesa di poter prendere le opportune decisioni di tutela, di fare attenzioni alle zone nelle quali erano presenti reperti. Oggi quel materiale ricopre (con quale danno?) le zone da proteggere.

I complici.
E veniamo all'elenco dei complici. È un lungo elenco.
Per primi:
- il dilettantismo della Ditta, e dei suoi tecnici che hanno redatto lo Studio di Impatto Ambientale con fantasia
- la sua ignoranza dei luoghi e del mare,
- il suo disprezzo delle regole
- gli studi fatti altrove a tavolino da professori che non hanno mai visto il nostro mare e certificano, per hoc, false verità sull'esistente

Vengono poi i comportamenti colpevoli delle Amministrazioni pubbliche:
- il Comune che non ha fornito né indicato alla Soprintendenza dove reperire il progetto del porto MAI sottoposto al dovuto controllo della stessa
- la Regione che lo ha fatto con ritardi “incomprensibili”,
- due Amministrazioni Comunali che negano l'esistenza dei reperti (l'ex Sindaco sulla stampa), o non intervengono dopo le nostre segnalazioni (l'attuale Amministrazione)
- la Commissione Regionale che ha emesso parere VIA positivo senza discutere i discutibili contenuti del SIA della Ditta
- le decisioni di dare avvio al cantiere prese nei Dipartimenti Regionali Ambiente e Lavori Pubblici, senza tener conto delle nostre diffide
- i giudici “fantasiosi” del TAR di Catanzaro che hanno privilegiato una perizia privata alla documentazione Ministeriale da noi presentata
- la documentazione relativa al permesso paesaggistico sparita a Cosenza

Tutto ciò ha reso possibile un reato che pochi potenti hanno favorito armando un mare altrimenti innocente.

Mauro Di Marco. Coordinamento Regionale del Forum Ambientalista
Diamante, 17 Maggio 2010

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