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sabato 3 luglio 2010

Dieci domande sul porto e nessuna risposta.


L’amministrazione comunale ha declinato l’invito ad un incontro pubblico partito dall’omonimo comitato perché impegnata contemporaneamente all’apertura della mostra mercato “Conosci e gusta l’Umbria” che si svolgeva dall’altra parte del lungomare.

Se si pensa che del comitato fanno parte ragazzi che lavorano all’estero e che sono giunti appositamente nella città dei murales per partecipare a questo dibattito la giustificazione dell’amministrazione comunale stride e non poco.

Eppure si trattava di un’iniziativa apolitica, nata da un’esigenza reale di capire cosa diventerà il porto per Diamante e, viceversa, come il paese potrà relazionarsi a questa importante infrastruttura per far si che realmente tutta la città possa trarre benefici concreti dalla realizzazione dell’opera.

Questo in sintesi il quesito raccolto in dieci domande concrete per capire come saranno gestiti i locali che si affacciano sul porto e che da oltre vent’anni sono in stato di totale abbandono, su quanti e che tipo di posti di lavoro si potranno creare intorno alla struttura.

Domande finalizzate ad analizzare in maniera partecipata le dinamiche turistiche attuali e le strategie per modificarle in vista di questo cambiamento epocale per la città di Diamante.

Ma nell’era della comunicazione globale – l’iniziativa è nata tramite il social network facebook diventato, in assenza di spazi fisici di discussione, la vera piazza, l’agorà, il forum – lo spazio fisico da un estremo all’altro del lungomare è diventato una distanza incolmabile.

Nel declinare l’invito l’amministrazione comunale ha fatto però sapere che risponderà alle dieci domande ad agosto, tramite le pagine del mensile cittadino l’Olmo una promessa che è risuonata come un ulteriore allontanamento più che un segnale di apertura.

Uno spiraglio concreto lo ha aperto invece il consigliere di minoranza del gruppo Paese Amico Giuseppe Pascale, nonché presidente della commissione porto, che ha annunciato di proporre l’inserimento nella commissione consiliare di un membro del comitato delle dieci domande.

Resta però la delusione per aver perso la possibilità di creare partecipazione e condivisione intorno ad un progetto che il paese sente come proprio ma che di fatto sta vivendo da spettatore e non da protagonista.

Gaetano Bruno

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