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venerdì 13 agosto 2010

Trasporto animali vivi


A quale età si diventa grandi abbastanza per comprendere le cose straordinariamente dolorose e quelle immensamente belle della vita? A non avercela, quell’età “giusta”, c’è da guadagnarci una visione più completa. Lo sguardo di un bambino per vedere il lato positivo di tutte le cose con incanto e semplicità, gli occhi della maturità per decifrare con lucidità i fatti della vita, prendere una posizione, decidere da che parte stare con coraggio, assumendosi le responsabilità che da queste scelte conseguono. Questo sguardo ambivalente è lo sguardo dei protagonisti del romanzo, Annachiara e Abel, ed è lo sguardo dell’autrice, in bilico tra il mondo che vorrebbe e quello reale, tra le favole e l’impegno civile. Annachiara è un’eroina moderna, imperfetta e gioiosa, intrepida e passionale. Abel è un ometto in un corpo di bimbo, gracile eppure così forte e maturo da superare l’orrore della guerra e della morte contenendo le lacrime e cercando un futuro diverso, armato dell’unico strumento
lasciatogli in eredità dal padre: l’amore per i diritti umani. Abel e Annachiara sono due mondi lontanissimi che a un certo punto s’incontrano e seguono il sentiero tracciato per loro dal destino, che li mette alla prova e poi gli offre un varco da attraversare insieme, mano nella mano, verso la libertà. La loro è una storia d’amore, un amore diverso però. Che si nutre semplicemente dello stare l’uno accanto all’altra, di risate, carezze e abbracci, occhi negli occhi, tenerezze infantili e quindi limpide come il cristallo. “Trasporto animali vivi” è una favola moderna, che ha i contorni della fantasia ma tutta la drammatica forza della cronaca.
Annachiara ha solo sedici anni ma lo sguardo acuto, sogni e idee che non sono comuni alle ragazze della sua età. Lei cerca un mondo senza disuguaglianze in cui a vincere non siano sempre e solo i più forti. Vive in Calabria, in una famiglia come tante, costretta alla “fatica” quotidiana per arrivare a fine mese, ed ha un segreto che nessuno conosce: quando può cambia identità, si trasforma in “Indira” e fa la volontaria in un centro di accoglienza per immigrati. E’ qui che, a un certo punto, l’aspetta il suo destino. Ha il volto scheletrico e impaurito di Abel, profugo del Darfur. Un esserino pelle e ossa sbarcato sulle coste calabresi su una carretta del mare insieme a quel carico di “animali vivi” e morti che le onde restituiscono in tutta la loro tragica evidenza. Abel e Annachiara si scelgono senza saperlo e da questo momento in poi i loro destini si intrecciano, in un’altalena di dolore e felicità, lacrime e sorrisi, sogni e disillusioni che porteranno ad un finale inaspettato che sovverte molti luoghi comuni: la fuga non è sempre la scelta di chi non ha il coraggio di restare, è un atto di protesta contro un Paese che non sa accogliere e non sa offrire risposte. Uguaglianza, fratellanza, libertà: un richiamo antico che indica la strada, perché ognuno di noi, in fondo, è pronto a grandi e piccole rivoluzioni.

Brunella Trifilio, originaria di Diamante, vive a Cosenza e lavora
come Private Banker presso un importante gruppo bancario. Ha alternato
gli studi scolastici e universitari all’attività di volontariato e
alla passione per l’arte. Nel 1984 ha ricevuto una menzione speciale
al Premio nazionale di poesia “La Culla” presieduto da David Maria
Turoldo. Si è laureata in Economia presso l’Università degli Studi della Calabria
nel 1991. Dal 2005 collabora con il periodico “Quantum” su cui scrive di economia
e finanza e, dal 2006, con il giornale online per la libertà di
stampa dell’ associazione “Articolo 21” .
“Trasporto animali vivi” è il suo primo romanzo.Il libro è in uscita ad ottobre. Per ora, è possibile trovarlo in anteprima soltanto in alcune librerie in Calabria. A Diamante è in vendita presso la libreria Basile.

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