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domenica 17 ottobre 2010

Cristian Marra. La nostra memoria, il suo significato

Scrivo questa nota stampa soltanto per precisare quali sono le ragioni umane e politiche che avrebbero dovuto, a mio parere, imporre l’intitolazione del circolo PD di Diamante al defunto Cristian Marra. Ho  scritto(in un mio aggiornamento di stato su facebook)  che quando io ero segretario del circolo si era già deciso, allorché avremmo trovato una sede definitiva, con il plauso e l’assenso di tutto il gruppo dirigente di quel periodo per l’intitolazione a Cristian e già questo basterebbe per chiedere all’attuale gruppo dirigente di agire quanto meno in continuità “umana e morale” con quelle decisioni e con quel preciso impegno preso innanzitutto con la memoria di Cristian ma voglio andare oltre e riflettere sul significato di ciò che doveva essere e purtroppo non è stato. L’anno scorso, prima della partita di calcio che ogni anno(ormai da quasi tre anni)durante le festività natalizie la famiglia ed un gruppo di amici organizzano in onore del nostro Cristian, decisi di pronunciare dal microfono posizionato quasi alla porta del F. lli Oliva le parole di uno tra i più amati e popolari ex presidenti della nostra Repubblica. Citai Sandro Pertini che un giorno disse che “il modo migliore per ricordare i morti è quello di pensare ai vivi”. Proprio pensando a queste parole pronunciate guardando campo e gradinate, riflettendo sul loro significato più intimamente politico si è materializzato e scatenato in me il moto di rabbia, indignazione e sconcerto seguito alla mancata intitolazione del circolo PD di Diamante a Cristian Marra. La memoria di Cristian Marra appartiene a tutti quelli che la nutrono e la mantengono viva con immutato affetto, atti, parole e gesti concreti se è vero che ogni volta che qualcuno muore mentre lavora ci dice che la morte di Cristian  è degna di essere ricordata da tutti quelli che, ricordandola, vogliono che non sia stata l’ennesima morte inutile. Il dovere di un partito politico serio è in effetti quello di pensare ai problemi dei vivi trovando adeguate soluzioni alle difficoltà del loro presente ed ai progetti del loro futuro. Tutto questo però è vero se è vera la frase di Pertini secondo cui si può pensare degnamente ai vivi soltanto se non ci si dimentica dei nostri morti specie se giovani lavoratori e di quello che il nostro passato( e lo Stato) poteva fare e non ha fatto in termini in termini di opportunità occupazionali e di sicurezza sul lavoro per non farli fuggire o, nel peggiore dei casi, impedire che un destino beffardo li facesse morire. E’ dovere di quel partito, inoltre, onorare il ricordo di un onesto, giovane e coraggioso militante che al partito dava spesso la sua onestà, la sua freschezza, il suo coraggio ed il suo tempo gratuitamente e senza chiedere nulla in cambio. La memoria di Cristian appartiene a tutti noi senza distinzioni di “parte” ma è dovere della “parte” in cui egli militava e a cui regalava impegno ed energie onorarne quella moralità umile, silenziosa e granitica che solo chi viene dal popolo e vive nel popolo(quello vero) spesso sa mostrare veramente. Era ed è dovere di un partito che dice di voler tornare a parlare alla gente e tra la gente, occupandosi in particolare dei giovani e delle loro spesso mortificate aspirazioni o della ricerca spasmodica di un lavoro stabile e sicuro che spesso non arriva e che in alcuni casi non arriverà mai, riempire il ricordo di Cristian del significato politico che merita. La politica ha bisogno di fresca razionalità e non del freddo ragionierismo che spesso la pervade, la politica ha bisogno di quotidiano sentimento d’appartenenza e non di periodica emotività. La politica, quando è realmente l’arte di governare la società, si batte per far germogliare anche i prati che non fioriscono più, lotta per colorare tutto ciò che è grigio, trascina con sé anche chi è rimasto indietro,  sfida il dramma e gli strappa un sorriso, lo stesso sorriso in cui il nostro piccolo grande Cristian si è rifugiato per sempre.

Antonio Cauteruccio

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