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martedì 22 marzo 2011

Democrazia energetica

Gli italiani – come da sempre accadde – sono trascinati strumentalmente dalla politica in situazioni da dentro o fuori, da muro contro muro, da derby di opinione e discussioni da bar. Il bipolarismo nel nostro paese non è mai stato finora per varie ragioni, alcune chiaramente di derivazione storico-culturale, un quadro politico sicuro in cui collocare - senza correre il rischio di fare confusione - progressisti e conservatori. Si affronta come al solito ogni problema con atteggiamento ideologico, utilizzando slogan e tenendo atteggiamenti da stadio, si evita di analizzare scelte e situazioni facendo il gioco di quella ormai obsoleta classe dirigente tenuta a galla proprio dalle nostre divisioni e ancora attaccata a schemi culturali e politici che appartengono al secolo scorso e che servono a dare una parvenza di normalità alla nostra disastrata e ormai anacronistica partitocrazia. Discutere di Gheddafi e della Libia schierandosi a destra o a sinistra, per la pace o per la guerra serve a poco in questo momento. Due sono i livelli di discussione da analizzare con obiettività e razionalità, il primo è la politica estera, il secondo la nostra (ad avercene una …) politica energetica. La democrazia ormai non esiste più, esiste soltanto la “democrazia energetica” ovvero la possibilità di vivere e fare delle cose liberamente soltanto se chi possiede l’energia(dentro o fuori dai confini nazionali) decide di renderla fruibile a tutti, rubandoci dunque i diritti se decide di tenerla per sé o di concederla a pochi e privilegiati eletti. E’ questo che rende forti i Gheddafi, i Putin o i Lukashenko della situazione. Hanno la possibilità di giocare sulla nostra “fame” di energia facendoci dimenticare chi sono e come trattano ed affamano la loro gente. E’ su questo che gioca la nostra disastrata politica(a tutti i livelli) che pur di tenerci sotto scacco e gestire, attraverso l’energia, la nostra libertà accetta di legittimare ed armare terribili dittature. E’ questo il gioco della nostra politica che ha capito che le rinnovabili sono un grande strumento di democrazia interna(gli incentivi e la possibilità di diffonderle attraverso progetti pubblici che facciano capo ai comuni di residenza le rendono un’importante risorsa  per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie in tempi di crisi) da sottrarre ai cittadini ed alle piccole imprese e da far sfruttare soltanto ai potentati ed alle grandi lobby dell’energia(vengono i tedeschi a godere dei nostri incentivi). Tutto questo ci rende deboli e vulnerabili, soltanto qualche mese fa abbiamo rinnovato un trattato di cooperazione con Gheddafi, oggi lo violiamo – senza revocarlo - concedendo le nostre basi militari a chi lo attacca. Giusto o sbagliato che sia, è davvero ridicolo. Subiamo semplicemente le decisioni degli altri. La Francia sapeva già cosa fare, non aveva motivi per tentennare. Giusto o sbagliato che sia, è nell’ordine delle cose. Noi, travolti dalla nostra incapacità e dalle nostre contraddizioni, siamo in un vicolo cieco, non sappiamo e non possiamo decidere perché qualsiasi cosa faremo avremo comunque sbagliato vista la grottesca situazione che abbiamo creato armando e legittimando il dittatore che oggi vorremmo abbattere. Siamo un paese vecchio, debole, senza classe dirigente né spina dorsale. Ci schieriamo contro o a favore del nucleare, contro o a favore di una guerra combattuta in nome dell’energia ma preferiamo scontrarci e dividerci invece di chiedere a gran voce alle nostre istituzioni(nazionali e locali) di promuovere progetti che favoriscano la diffusione del fotovoltaico anche tra chi non se lo può permettere(con gli incentivi è possibile). Preferiamo litigare invece di chiedere a tutte le amministrazioni comunali un piano dell’energia o  di di sostituire le lampade ad incandescenza dell’illuminazione pubblica con delle lampade a LED o ancora di realizzare delle reti energetiche intelligenti che permettano ai cittadini di scambiarsi energia senza sprercarla.Facciamo tutti più politica ed evitiamo inutili contrapposizioni e sterili ideologismi. Al primo soldato morto sentiamoci tutti colpevoli.

Di Antonio Cauteruccio

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