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mercoledì 24 agosto 2011

Parole ignote alla politica calabrese: programmare

Programmare. Significa mettere insieme una lista ordinata di cose da fare, oppure, più anticamente scrivere pubblicamente. Parola che nella sua essenza concettuale prevede dunque una capacità di previsione e una buona dote di senso di responsabilità.
Sulla base di questa brevissima analisi etimologico-linguistica non si può certo dire che la pratica della programmazione sia aduso nelle politiche di governo locale e regionale. Soprattutto se si considera la variabile tempo che necessariamente deve essere considerata quando si vuole pre-occuparsi di un problema, di una esigenza o anche semplicemente di creare momenti di svago più o meno culturalmente stimolanti.
Se l’estate 2011 in Calabria e sul Tirreno cosentino fosse stata tempestivamente programmata, se cioè ci si fosse occupati con largo anticipo dei soliti problemi, non avremmo dovuto assistere a spettacoli poco edificanti.
Primo fra tutti quello dell’emergenza rifiuti con cassonetti trabordanti immondizia, chiusure e riaperture di discariche (metodologia per lo smaltimento da mandare in soffitta quanto prima), cittadini e turisti e indignati che si abbandonano a comportamenti più che deprecabili e politici pronti a cavalcare l’emergenza che rischia di diventare dramma con la chiusura della discarica di Pianopoli.
Se i soliti problemi che si riscontrano in estate fossero stati affrontati con qualche mese di anticipo non avremmo assistito a campagne mediatiche più o meno giustificabili sul mare sporco in Calabria. Certo il mare da bere non c’era con Loiero ma non c’è stato neanche con Scopelliti. Un motivo in più per convincersi che il problema non sta in chi governa ma su come si governa il territorio.
Non avremmo assistito all’ennesima estate rovente caratterizzata dai grandi incendi che quest’anno hanno messo in ginocchio l’intero alto Tirreno cosentino con rischi molto seri, in alcuni casi, per l’incolumità dei centri abitati. Tantomeno avremmo assistito ad un incontro per debellare il fenomeno dei roghi estivi dopo che il fuoco aveva già divorato quanto di più non avrebbe potuto fare.
Se la politica prova a giustificarsi mostrando bilanci traballanti, soprattutto per i piccoli comuni, questa si rivela una difesa debole soprattutto quando poi si vanno a fare i conti dei soldi spesi per eventi più o meno riusciti, di dubbio gusto e successo e comunque per la maggior parte scarsamente originali e dunque incapaci di muovere flussi turistici.
E a proposito di mobilità, c’è davvero da sorridere quando si presentano progetti prima ancora che siano effettivamente funzionali ed efficienti?
Programmare si viene da dire, ma con cura, perché se anche quando si prova a fare un elenco ordinato di cose non sempre il risultato è quello sperato, forse è meglio non spingersi troppo oltre le proprie reali competenze.

Di Gaetano Bruno, da una nota su Facebook.