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sabato 3 settembre 2011

Anche a Diamante...non studiate.

CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Soprattutto, non nella scuola pubblica. Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.
 
Ascoltatemi: non studiate. Non nella scuola pubblica, comunque. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.

Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.

E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi – e di voti – negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo?

Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. In quella pubblica almeno. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per il titolo di studio, basta poco. Un istituto privato che vi faccia ottenere in poco tempo e con poco sforzo, un diploma, perfino una laurea. Restandovene tranquillamente a casa vostra. Tanto non vi servirà a molto. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.

Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. Non vi serviranno neppure a maturare anzianità di servizio, in vista della pensione. Che, d’altronde, non riuscirete mai ad avere. Perché la vostra generazione è destinata a un presente lavorativo incerto e a un futuro certamente senza pensione. Gli anni passati a studiare all’università. Scordateveli. Non riuscirete a utilizzarli per la vostra anzianità. Il governo li considera, comunque, “inutili”. Tanto più come incentivo. A studiare.

Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.

Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!

Bussole - Ilvo Diamanti


5 commenti:

Ubaldo ha detto...

Caro Pierpaolo, le tue note esprimono sempre di più rabbia, malessere, disillusione verso la condizione che viviamo in Italia ed in particolar modo nel meridione.
Ma la tua nota, quest'ultima in particolare, uccide il diritto e la voglia di sognare di tutti i giovani ed abbandona per sempre ogni prospettiva di positività di cambiamento. Allora leggendoti mi sento sempre di più lontano e in contraddizione con questo tuo catastrofismo. Perché io ho studiato in una scuola superiore di un piccolo paese della Calabria, mi sononlaureato in Calabria, ed ora ho la soddisfazione di lavorare in un'azienda Italiana nel mercato italiano. E sebbene abbia tante difficoltà non mi sento arrabbiato con nessuno, soprattutto con i giovani e con chi a questi giovani dovrebbe trasmettere, oltre che cultura, un senso della vita e delle relazioni sociali forte e leale. Ai giovani dico di sperare, mettendosi in gioco pero, mettendoci del proprio. Perché non c'é soddisfazione più bella di riuscire a camminare con le proprie gambe, e sentirsi libero di avere un pensiero libero. Un abbraccio anche a te ed Alessandra che la vostra scelta l'avete fatta seppur lontano dall'Italia. Ma no uccidiamo il diritto di sognare di tante altre persone.

Anonimo ha detto...

E'un articolo molto bello e stimolante che senza dubbio porta a riflettere.
La mia chiave di lettura e' quella di una volontaria provocazione che non solo non "uccide il diritto e la voglia di sognare" ma che piuttosto, con vena ironica, apre gli occhi sulla condizione malata del nostro paese provocando quella giusta dose di rabbia che porta a desiderare un cambiamento.
Credo che chi abbia scritto l'articolo (giornalista di Repubblica, leggo dal link) sia un cittadino che ami l'Italia e la cultura che le appartiene e soprattutto profondamente speranzoso nel futuro piuttosto che una persona disillusa.

Anonimo ha detto...

E'un articolo molto bello e stimolante che senza dubbio porta a riflettere.
La mia chiave di lettura e' quella di una volontaria provocazione che non solo non "uccide il diritto e la voglia di sognare" ma che piuttosto, con vena ironica, apre gli occhi sulla condizione malata del nostro paese provocando quella giusta dose di rabbia che porta a desiderare un cambiamento.
Credo che chi abbia scritto l'articolo (giornalista di Repubblica, leggo dal link) sia un cittadino che ami l'Italia e la cultura che le appartiene e soprattutto profondamente speranzoso nel futuro piuttosto che una persona disillusa.

DiamantesiNelMondo ha detto...

Il diritto di sognare e' ucciso dalla classe dirigente. Il diritto di sognare e' ucciso nel momento in cui il giovane si trova ad affrontare la dura realta'. Tuttavia credo che hai letto la nota con poca attenzione. Io credo in un futuro migliore, in Italia ed a Diamante. Altrimenti non starei qui se pensassi di perdere il mio tempo.

Saluti a Diamante, aspettando il peperoncino.

Tree Ple ha detto...

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