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venerdì 3 febbraio 2012

Terroni 2.0

I terroni 2.0 che lasciano il Mezzogiorno per studiare e lavorare altrove sono dei veri rivoluzionari, affermano una loro personalissima «dichiarazione d’indipendenza», rinunciando alla rete di protezione che li circonda, scegliendo di farsi artefici del proprio destino e non vivacchiare in perenne attesa del «posto», del «favore», del «permesso».
Non torneranno a vivere «a casa», vi «scenderanno» per qualche giorno di vacanza e magari per una cerimonia particolare: dovunque andranno, qualsiasi traguardo professionale raggiungeranno, i terroni 2.0 continueranno a sentirsi figli del Sud, un’appartenenza che non è un marchio da cancellare, bensì un aspetto dell’identità quotidiana rielaborato in salsa globale.
Gli appelli a non partire o a tornare sono inutili, se non dannosi.
È più opportuno provare a stimolare una «coscienza di classe» nell’animo di questi nuovi emigrati contemporanei, invitandoli a partecipare alla vita pubblica del Mezzogiorno anche a distanza. In una fase drammatica per la storia e l’economia nazionale, la speranza dell’Italia e del Sud deriva anche e soprattutto da questo esercito di menti brillanti: come un libero governo in esilio, hanno il compito di organizzare la resistenza culturale, diffondendo l’eresia del merito e della legalità. Sono queste le «rimesse» che i terroni 2.0 possono spedire a casa: il know-how e una nuova forma mentis.

Il testo non e' stato scritto da nessuno dei diamantesinelmondo. Tuttavia, molti di noi si sono rivisti in questi terroni moderni, pronti a fuggire con il proprio bagaglio culturale,  per non soccombe ed esser poi schiavi di un sistema melmoso e corrotto. Quella che avete letto e' l'introduzione del libro Terroni 2.0 - Cambiare il sud vivendo altrove, di  Piercamillo Falasca. 
Questi terroni 2.0, pur vivendo da un'altra parte del mondo riescono a spendere energie per quella che puo' essere una rivoluzione culturale che parte dal piccolo del proprio paese, dal quale quel cordone invisibile che ci lega non si e' mai distaccato.

Anzi. Da qui e' tutta un'altra prospettiva. Quei maledetti costumi ed abitudini clientelari che favoriscono la stagnazione quotidiana rappresentano il non rispetto della gente e vanno a vantaggio di chi il potere lo detiene ed appaiono da lontano molto piu' evidenti e definiti.

Da qui, tutto e' piu chiaro. E risulta piu' semplice esprimersi quando si e' liberi da vincoli di parola o pensiero,di "famiglia" o di "amicizia", nonche spinti dal confronto con chi il mondo lo vive e si impegna a lottare giorno dopo giorno per riconoscere i diritti di chi e' piu debole.

Bisogna organizzarsi con chi ha ancora la forza di reagire. Con chi vuole qualcosa di diverso ma si sente solo. Tutti abbiamo infatti molto da spendere per lasciare un futuro migliore a chi verra' dopo di noi. E se fino ad oggi qualcuno lo sussurrava, i tempi appaiono maturi per iniziare ad alzare la voce.

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