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lunedì 3 dicembre 2012

Professore per un giorno.



 
Questo non è il resoconto di una lezione, queste non saranno le solite quattro righe auto-celebrative che scrive chi è a corto di argomenti quando non sa quale altro argomento inventarsi, è un pezzo scritto di getto per far uscire fuori – sempre di getto e senza superflue enfatizzazioni – tutto quello che, in materia di partecipazione e cittadinanza attiva, ho raccontato a Pizzo l’altro giorno. E’ la storia di Saverio Magurno, emigrante di ritorno, che si è sciroppato tanta strada e qualche ora(difficoltosa e piovosa) di macchina pur di esserci. E’ la storia di Telediamante e di Mario Pagano che da trent’anni, ogni volta che un diamantese va a raccontare qualcosa di buono o di positivo in giro, imbraccia la telecamera  e si mette a macinare pellicole e chilometri pur di portarne successiva e puntuale testimonianza alla sua gente. E’ la storia di un gruppo di persone che vengono da lontano, di un percorso che viene da lontano, è la storia del Movimento Culturale “Per una Diamante migliore”, la storia dei ragazzi di Diamante, spesso offesi, sminuiti e poco valorizzati da chi dovrebbe proteggerli e valorizzarli, costretti spesso a fuggire da chi dovrebbe fare di tutto per trattenerli, costretti stavolta ad andare a Pizzo Calabro per provare a dimostrare che hanno qualcosa da dire anche quando non abbassano la testa, è una bella storia, una di quelle storie che si sono già conquistate un loro solido passato e vivono il presente senza fermarsi mai, senza mai mollare un centimetro di spazio e di sana opportunità,  con gli occhi sempre protesi al futuro e il cuore che batte seguendo il ritmo di quello sguardo perennemente rivolto al domani. Quando Anna Laura Orrico, due settimane fa, mi ha comunicato che ci aveva scelto per tenere una “lezione” sulla nostra esperienza associativa agli studenti della scuola di formazione politica che da qualche anno ormai la sua associazione “Io resto in Calabria” organizza  mi è passato davanti in pochi secondi tutto quello che abbiamo fatto, prodotto, detto e proposto negli ultimi tre anni. Dieci domande, cento riunioni, mille proposte, miliardi di audaci speranze a trascinarci, vagonate di sogni da realizzare. Quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di parlare dei nostri metodi di lavoro, del nostro modo di comunicare a ragazze e ragazzi italiani, svedesi, spagnoli, rumeni sono stato colto da quel mix esplosivo di emozione ed eccitazione che ci coglie quando dobbiamo confrontarci con una nuova ma irrinunciabile esperienza, una nuova sensazione, gente nuova che proviene da esperienze “nuove” perchè diverse dalle nostre. Quando ho saputo che avrei avuto un interprete a mia disposizione mi sono subito detto che avrei dovuto parlare più lentamente del solito … ma almeno all’inizio della mia lezione l’entusiasmo e la trance oratoria mi hanno quasi fatto dimenticare di questo importante accorgimento. La dissertazione sul metodo, sulla nostra strategia di comunicazione e di lavoro, l’esempio della mano che non potendola parare … anticipa annullandola …  la palla di cannone,Kennedy, Majakowskij, Almirante, il “main stream” laburista di Antony Giddens, Erri De Luca, Pedro Salinas, Paulo Coelho si sono rincorsi ed alternati tra una slide e l’altra. I dubbi, le osservazioni, le domande degli studenti sono stati invece la vera “lezione”. Sapere che un ragazzo rumeno, quando tornerà nel suo paese, farà “10 domande” ai suoi politici o li incalzerà accompagnando una proposta ad ogni analisi riempie di gioia ed orgoglio. Ascoltare - nelle interviste a margine della lezione - un ragazzo di Gioia Tauro che, speranzoso, afferma che i nostri metodi possono cambiare il modo di fare politica in Calabria ci ricorda invece che siamo sulla strada giusta, la mano contro il cannone, “your hand against a cannonball”.

Di Antonio Cauteruccio.

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