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venerdì 21 marzo 2014

Sua sanità il voto.


Ieri sera la trasmissione televisiva Servizo Pubblico ha parlato della Sanità in Calabria.

Magari non è la prima volta che si parla di sanità o malasanità, di strutture fatiscenti, di servizi sanitari mancanti, talmente assenti che i malati devono munirsi di valigia e andare fuori regione, magari a Napoli o Roma anche per una risonanza magnetica. Magari non c’è davvero nessuna novità nel parlare della vergogna in cui stagna questa mancanza di servizi che ha portato i calabresi a credere che curarsi sia inutile o un privilegio. 

Tuttavia il programma televisivo ha finalmente messo in risalto il collegamento tra politica e strutture sanitarie, e le responsabilità della classe dirigente.

I reporter hanno proprio fatto nomi e cognomi, di politici e direttori sanitari dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza, specie dopo lo scandalo della famiglia Gentile. E’ stato evidenziato come strutture anche ben funzionanti e generosamente finanziate, come l’Ospedale dei Praia a Mare, possano esser chiuse dietro la scusa del taglio alle strutture non efficienti, o come sia difficile curarsi o addirittura fare prevenzione nella nostra zona.

Allo stesso tempo, è emerso che ci sono medici che non disdegnano consulenze finalizzate a trattamenti che sono ben lontani dalla reale esigenza del paziente o, ancora peggio, si prodigano a fare “il piacere personale”: quello di prenotare una visita di controllo, una tac o di una serie di analisi dal collega specialista in maniera "personalizzata". 

La fenotipizzazione del malato da noi si basa sul potere di voto, non in base al tipo di malattia. 

In parole semplici, una tac in cambio di un voto, una radiografia in cambio di un voto, una prenotazione celere anziché essere messi in una lista di mesi in cambio di, al solito, un voto! Anzi, magari anche in cambio dei voti di tutta la famiglia. I dottori oggi sono la categoria più presente nelle liste politiche, se non in prima persona, attraverso i figli, i fratelli, i coniugi. 

Questo nonostante la Costituzione sancisce il concetto che la salute è un diritto, e non un favore da restituire.

Per non essere da meno, anche a Diamante siamo bravi a non valorizzare quel che abbiamo. 

Per esempio, La Misericordia è un ottimo sistema di intervento qualificato su un bistrattato ed angusto territorio dove il 118 presenta marcate carenze. Naturalmente, nei momenti di maggior bisogno, viene abbandonata dagli amministratori locali e dall’Asp di Cosenza.
 
A Diamante abbiamo inoltre una struttura magnifica che è quella dell’Aias. L'Aias si occupa di bambini disabili e tutti coloro che usufruiscono dei servizi e del personale specializzato che ne fa parte non pagano un euro. Questa associazione è stata perseguitata dalle amministrazioni comunali per quasi 15 anni. Tutti a volerne la chiusura. Nessuna mediazione, nessun compromesso. Nemmeno gli amministratori o consiglieri che ne usufruiscono per i loro familiari hanno mostrato cenno di sostegno. 

Poi, al momento delle elezioni amministrative, la sensibilità degli aspiranti candidati risorge: perché  non aprire nel Parco Corvino una struttura che si occupi dei bambini malati? 

E se non sarà per i bambini potrà essere per qualsiasi altro tipo di malato! Naturalmente, quelle stesse persone avevano dimenticato che una struttura che si occupa dei più deboli esisteva già. Eppure nel 2012 il gruppo di minoranza Cambiamenti aveva approvato il regolamento del “Garante della persona disabile”, una figura che dovrebbe avere la funzione di mediatore istituzionale tra i soggetti affetti da disabilità e l’amministrazione comunale.

Avremmo invece bisogno del "garante di chi ci vorrebbe governare", affinchè non vadano lesi proprio i diritti delle categorie più deboli. 

Perché disabili sì, ma molto più attaccati alla vita più di chiunque altro. 

Disabili sì, ma non voti da strumentalizzare.

Di Alessia Cinti


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